Quando si parla di prima casa si disegna nella nostra mente l’idea tenera e romantica di un primo grande progetto di vita. Purtroppo segue a ruota la minaccia o la consapevolezza di una responsabilità economica al di sopra delle proprie risorse immediatamente spendibili.
Ci si addentra allora nella giungla di mutui, prestiti e tassi. C’è qualche regola per capire quale direzione seguire?
Leggendo articoli e opuscoli sul tema si scopre che la prima indicazione è semplice… non fare il passo più lungo della gamba!
Francesco Carlà, giornalista, docente universitario e presidente di Finanza Word, dalla rubrica Soldi e Felicità (Vanity Fair, Agosto 2010) spiega che un reddito certo intorno ai 30mila euro all’anno sia presupposto basilare per una richiesta di mutuo attorno ai 100mila euro. Per ogni 50mila euro in più di debito servono altri mille euro in più al mese di reddito.
Per quanto riguarda la scelta del tasso, fisso o variabile, ci si trova di fronte ad un ventaglio di proposte più o meno personalizzabili. Al momento attuale il variabile sembra il più allettante, con i tassi di interessi ancora vicini ai minimi storici, ma il vantaggio va soppesato con il rischio di un rialzo nel medio/lungo termine.
F. Carlà spiega che il tasso variabile allora va bene per chi guadagna in modo stabile da 5 a 6 volte più della rata di partenza. Solo così si potrebbe fronteggiare un eventuale rialzo dei tassi ai livelli 2006/2008 (Euribor 5 – 5,5%), con una crescita della rata del 65% – 90%. Ma nemmeno così ci si potrebbe salvare nel caso di crescite dei tassi fino alle due cifre degli anni ’75 – ’80. Diversamente il tasso fisso appare nell’immediato meno conveniente, ma garantisce una rata costante nel tempo.
Tra i due estremi vi sono ovviamente formule intermedie. Vale comunque sempre la regola di misurare il passo e di studiare con un esperto il proprio caso.
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