Terra e petrolioLa notizia dell’incidente sulla piattaforma petrolifera della BP (British Petroleum) nel Golfo del Messico ha riacceso i dibattiti sulla sostenibilità ambientale dell’economia americana e mondiale. I grandi disastri, purtroppo, servono anche a smobilitare le coscienze e ad accelerare le riforme.

Il The New York Times ricorda come l’incidente nella Baia di Santa Barbara di 40 anni fa, con l’esplosione di una piattaforma in mare aperto e la contaminazione di oltre 65 km di costa, abbia segnato un importante cambiamento nella regolamentazione delle estrazioni petrolifere in California. Il nuovo disastroso incidente potrebbe portare il governo americano a nuove scelte per il sostenimento delle fonti alternative. E gli Stati Uniti sono spesso capofila di movimenti che trainano poi mode e filosofie europee e impongono regole alle economie emergenti.

Il cambiamento non è semplice e sicuramente non si esaurirà in pochi anni. L’economia statunitense e l’economia mondiale sono imperniate sullo sfruttamento del petrolio. Gli Stati Uniti sono il principale consumatore di petrolio al mondo e uno dei maggiori finanziatori della ricerca di tecnologie per le estrazione marine. Il Golfo del Messico stesso è da anni laboratorio d’eccellenza degli Stati Uniti. Lì sono le grandi riserve sotto-oceano da cui gli Stati Uniti traggono 1,7 milioni di barili al giorno, sufficienti a coprire appena un terzo del fabbisogno interno.

La volontà politica di ridurre la dipendenza dal petrolio straniero e di salvaguardare i posti di lavoro nelle compagnie petrolifere, spinge alla crescita dell’industria delle trivellazioni marine e rallenta il passaggio a consumi alternativi. Il mercato statunitense delle trivellazioni è destinato a crescere ancora, nonostante tutto. E nel medio termine, lo sono sicuramente anche l’industria petrolifera e i consumi dell’Europa e del resto del mondo.

Ma di certo, le correnti politiche di sostegno alla riduzione di emissioni di anidride  carbonica vanno rafforzandosi e condizionando le scelte dei governi. Di certo, la coscienza di sovra-sfruttamento e il desiderio di lasciare un’eredità più verde va diffondendosi tra la gente comune. L’economia del XXI secolo è un’economia del petrolio: gli incidenti come quello del 20 aprile ne rappresentano gli svantaggi; le luci accese nelle cucine di tutte le case ne rappresentano i vantaggi.

Ma le alternative ci sono. Ancora residuali, ma percorribili. Nessuna illusione di improvviso cambiamento, ma piccoli passi di sviluppo sostenibile.

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