Indice Big MacQuando si parla di crisi, rallentamento dei consumi e riduzione del potere di acquisto, ci si ritrova a spaziare tra paroloni incomprensibili e visioni più o meno apocalittiche di povertà diffusa.

Ma non tutti gli indicatori sono prettamente economici o finanziari: esistono infatti indici più vicini alla gente comune che permettono di materializzare i grandi concetti economici. Un esempio è l’indice Big Mac, introdotto dall’Economist nel 1986, che misura in maniera informale il diverso potere di acquisto delle valute mondiali basandosi sul prezzo del famoso hamburger nei vari Paesi.

Un altro esempio è quello dell’indice Noodles o anche detto “Shin Ramyun Index” dal nome della zuppa sud-coreana istantanea più diffusa al mondo (e ovviamente consumata soprattutto in Oriente). L’indice è basato sul dato di consumo di un piatto povero come i noodles per indicare il grado di crisi economica di un Paese.

Recentemente poi si è parlato di fenomeno Cupcakes (i dolcetti americani ricoperti di glassa grandi come una tazza di the): in netta controtendenza rispetto all’inevitabile contrazione dei consumi nell’economia americana in crisi, la produzione e la commercializzazione dei cupcakes ha raggiunto tassi di crescita insperati. Gli economisti dicono che quanto più il consumatore perde potere di acquisto per beni durevoli e beni di lusso, tanto più cerca la consolazione nei dolcetti, poco costosi e tanto zuccherati.

Se non altro, il fenomeno ha portato alla nascita di catene di pasticcerie specializzate, ora in diffusione anche in Europa e Medio-Oriente, dando un po’ di respiro a disoccupati e nuovi poveri d’America.

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