JeansIl jeans è uno dei pochissimi capi di abbigliamento capaci di sintetizzare praticità, vestibilità, originalità, resistenza e moda.

Esistono jeans da pochi euro e jeans da passerelle d’alta moda. Esistono jeans attillatissimi per evidenziare al massimo le curve e jeans larghissimi per i rapper. Da centinaia d’anni fanno parte della cultura europea ed americana.

Il jeans nasce come tuta da lavoro e il termine stesso sembra derivare dal nome “blu de Gênes”, una sorta di telone blu utilizzato sulle navi per la costruzione delle vele. I teloni utilizzati dai marinai genovesi (di Gênes, per l’appunto) venivano lavorati e tinti nella cittadina francese di Nimes, da cui deriva il termine denim (de Nimes). Dai porti europei, il tessuto è arrivato in quelli americani, dove ne è iniziata la produzione per l’abbigliamento da lavoro. Il jeans diviene elemento simbolo della “corsa all’oro” e del grande sviluppo americano.

Dal 1900 il jeans è stato icona di tutte le mode: ha vestito i protagonisti del Rock’n Roll, gli Hippies, gli studenti del ’68 e gli operai delle fabbriche. Ha assunto le forme contradditorie delle minigonna e della zampa d’elefante, si è ristretto nella gamba a sigaretta, si è fatto più elegante con la riga e si è fatto nuovamente elemento di controtendenza con strappi e borchie.

Ma la cosa più straordinaria è che non ha confini: unisce generazioni, accomuna popoli, veste occidente e oriente. E contemporaneamente con le sue mille forme e reinventazioni, diviene elemento distintivo di classe e di stile. Da oltre 200 anni tutti vestono jeans, ma con ragioni, finalità e stili diversi.

Il jeans che nasce dal termine “blu de Gênes” ha in realtà il colore di tanti popoli e di tante bandiere. Chi avrebbe detto che una vela genovese avrebbe finito per ricoprire le gambe di tutto il mondo?

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